| Mancini, liquidato
Moratti caccia Mancini in 20': l'Inter è di Mourinho LAURA BANDINELLI MILANO Nel giorno in cui ha dovuto comunicare a Roberto Mancini che non era più l’allenatore dell’Inter, Massimo Moratti è riuscito a tener fede anche all’impegno preso con Diego Armando Maradona, che ha invitato a pranzo insieme a Salvatore Bagni al quarto piano della sua residenza di via Serbelloni. È stato il momento più tranquillo perché per tutto il resto del giorno, il presidente dell’Inter, ha dovuto fronteggiare una serie di situazioni imbarazzanti. In mattinata, ha dovuto depistare le telecamere raggiungendo l’abitazione che ha ospitato il campione argentino, poi nel primo pomeriggio si è fatto coraggio e ha convocato Mancini per il tanto atteso faccia a faccia. Moratti e Mancini hanno vissuto i momenti antecedenti l’incontro-verità, con due stati d’animo differenti: preoccupato e a disagio Moratti, assolutamente ignaro di ciò che stava per succedere Mancini. A nulla sono valse le numerose segnalazioni che sono arrivate dagli amici più fidati che l’avvertivano che Branca in quegli stessi istanti stava sbarcando a Lisbona per incontrare Mourinho, il Mancio fino alle 17 ha creduto di essere l’allenatore dell’Inter. «Mi spiace ma devo mandarti via» gli avrebbe detto Moratti appena se l’è trovato di fronte. «Mi deve o mi vuole mandare via?» è stata la replica del tecnico che ha portato avanti la discussione per soli dieci minuti, perché non aveva più niente di cui discutere. Quando è stato affrontato la questione economica Mancini ha stretto la mano a Moratti: «Arrivederci, non sono più un suo dipendente». Di soldi parlerà il suo agente De Giorgis direttamente con il vicepresidente Rinaldo Ghelfi.
L’Inter deve pagargli quattro anni di contratto (48 milioni lordi) e al momento appare difficile che si arrivi ad una transazione: ieri sera era furibondo e non sembrava pronto ad accettare gli otto milioni di euro che l’Inter inizialmente era intenzionata a proporgli. La telenovela si è conclusa senza comunicati ufficiali e senza esternazioni pubbliche. Intanto sono iniziate le grandi operazioni per definire la trattativa con Mourinho che stando al personale di Malpensa sarebbe atterrato nell’area privata dell’aeroporto intorno alle 18,30. Il portavoce del portoghese però ha smentito in maniera categorica: «No, non è ancora partito per l’Italia». E infatti è partito Branca per Lisbona mentre Moratti prendeva un altro aereo (e il club specifica «per ragioni personali»). L’unico a parlare è stato De Giorgis: «È andata così, Roberto è molto dispiaciuto anche perchè il lavoro non era ancora finito, si poteva provare a vincere altri campionati, magari anche la Coppa dei Campioni. Ora arriverà Mourinho, dovrà solo ripetere quanto fatto negli ultimi anni da Mancini». L’accordo con Mourinho a questo punto è soltanto una formalità che si tradurrà in uno scarno comunicato e in una conferenza stampa di presentazione che potrebbe essere annunciata già nelle prossime ore. Il quotidiano «Abola» tre giorni fa su segnalazione di uomini molto vicini a Mourinho ha parlato di tre anni di contratto a nove milioni di euro.
L’Inter sostiene che la firma non è ancora arrivata e che il divorzio con Mancini si è consumato senza aver preso accordi con un eventuale sostituto. Una versione che non collima con ciò che è accaduto due mesi fa quando Moratti prese il suo aereo privato per andare a incontrare Mourinho a Parigi. Il presidente nerazzurro in serata parlando con alcuni amici ha confidato: «Ho dovuto mandar via Mancini per dare serenità all’ambiente, ai tifosi e allo spogliatoio». Figo, a questo punto è sicuro di restare, toccherà a lui aiutare Mourinho ad inserirsi. Il primo acquisto della nuova Inter sarà Lampard, costa 15 milioni di euro che vanno a sommarsi ai 27 che Moratti dovrà dare a Mourinho per i prossimi tre anni, ai 24 che dovrà garantire a Mancini e ai 3 che dovrà consegnare allo staff composto da Mihajlovic, Salsano, Carminati, Bovenzi, Marcolin e Viganò. In tutto fanno 69 milioni di euro netti. Moratti ancora una volta ha dimostrato di essere un presidente generoso.
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